
La Carabina De Lisle
12 Ottobre 2026La storia dell’arma soppressa più silenziosa della Seconda Guerra Mondiale
Al cinema un’arma “silenziata” fa un piccolo “thup” e il bersaglio cade a terra senza un rumore. Nella realtà le cose vanno diversamente: un moderatore di suono riduce il rumore dello sparo, ma non lo elimina.
Per questo tra gli esperti si parla sempre di “moderatore” o “soppressore”, non di “silenziatore” in senso stretto.
Eppure, durante la Seconda Guerra Mondiale, un ingegnere britannico riuscì ad avvicinarsi più di chiunque altro all’idea cinematografica — costruendo un’arma attorno al proprio soppressore, non il contrario.
Un progetto nato in un giardino di campagna
William Godfray De Lisle lavorava per l’Air Ministry britannico durante la guerra, ma nel tempo libero era anche un armaiolo capace. Partendo da un fucile Lee-Enfield Mk III ad azione manuale (a otturatore girevole-scorrevole), costruì come progetto personale una carabina camerata in calibro .22, dotata di un soppressore integrato di dimensioni importanti, parte della struttura stessa dell’arma.
Il prototipo venne testato sul campo nella maniera più pratica possibile: a caccia di conigli e piccola selvaggina nella proprietà di De Lisle, in un periodo di severo razionamento alimentare in cui ogni preda era benvenuta.
Il segreto del silenziamento: deflettori a spirale
Un soppressore funziona rallentando e disperdendo i gas e l’onda d’urto generati dallo sparo attraverso una serie di camere interne, i cosiddetti baffle. Il sistema ideato da De Lisle si ispirava al lavoro di Hiram Percy Maxim (figlio del creatore della celebre mitragliatrice Maxim), basato su deflettori disposti a spirale.
Il soppressore, di circa 5 cm di diametro, utilizzava due camere di espansione: le sue dimensioni generose gli permettevano di gestire un volume di gas molto maggiore rispetto ai soppressori comuni, migliorando sensibilmente sia la riduzione del rumore che il contenimento del lampo di sparo — un dettaglio non secondario per chi operava di notte dietro le linee nemiche.
Dal calibro .22 al .45 ACP: il salto di potenza
Il calibro .22 andava benissimo per la piccola selvaggina, ma risultava troppo debole per un uso militare contro sentinelle nemiche. Su richiesta dell’esercito — e contro il parere dello stesso De Lisle — il progetto fu quindi adattato a calibri più potenti, fino ad arrivare alla versione definitiva in .45 ACP.
L’arma finale restava un assemblaggio ingegnoso di componenti eterogenei: il meccanismo a otturatore proveniva dal Lee-Enfield Mk III, la canna era una canna di mitra Thompson modificata e forata per permettere ai gas di propulsione di confluire nel soppressore, mentre il caricatore era quello, adattato, della pistola M1911.
I numeri che hanno fatto la storia
Nei test ufficiali dell’epoca, un mitra Sten standard raggiungeva circa 125 dB allo sparo; la versione dello stesso Sten dotata di soppressore scendeva a circa 89,5 dB. La carabina De Lisle, pur sparando un proiettile decisamente più potente del colpo del Sten, si fermava a circa 85,5 dB — un risultato considerato eccezionale per l’epoca, con un raggio d’impiego utile stimato attorno ai 200 metri.
Solo 130 esemplari, mai la produzione promessa
Il progetto ottenne infine un contratto di produzione per 500 unità, destinate principalmente ai commando impegnati in missioni clandestine nella Francia occupata. La produzione reale, però, non arrivò mai a quei numeri: furono completati solo 130 esemplari, la maggior parte consegnati direttamente al Combined Operations Headquarters britannico. Un’arma rimasta quindi rara fin dalla nascita, oggi ricercatissima tra i collezionisti di armi storiche della Seconda Guerra Mondiale.
La vera lezione di ingegneria
Al di là della curiosità storica, la carabina De Lisle resta un caso di scuola citato ancora oggi: progettare un’arma attorno al proprio soppressore, fin dal primo disegno, dà risultati molto superiori rispetto al semplice montaggio di un soppressore su un’arma esistente pensata per tutt’altro scopo. Una lezione di progettazione “integrata” che, al netto delle differenze tecnologiche, vale ancora per chi oggi si occupa di armi e accessori pensati per lavorare insieme fin dall’origine, non assemblati a posteriori.
Spunto tratto da un articolo di Hackaday dedicato alla storia della carabina De Lisle; i dati tecnici e storici citati in questo articolo sono di dominio pubblico e ampiamente documentati nella letteratura sulle armi della Seconda Guerra Mondiale.
Domande frequenti
La carabina De Lisle era davvero silenziosa come nei film?
No, nessuna arma reale lo è: anche la De Lisle produceva uno sparo udibile, circa 85,5 dB nei test ufficiali. Era però molto più silenziosa delle armi automatiche dell’epoca, al punto da renderla adatta a operazioni clandestine notturne.
È possibile acquistare o possedere un moderatore di suono in Italia oggi?
La materia è regolata dalla normativa italiana sulle armi e può variare in base al tipo di arma e all’uso previsto (caccia, tiro sportivo, ecc.). Prima di valutare l’acquisto di un moderatore di suono, verifica sempre la normativa vigente con la tua armeria di fiducia o le fonti ufficiali, poiché le regole possono cambiare nel tempo.
Esistono ancora esemplari originali della carabina De Lisle?
Sì, essendone stati prodotti solo 130 esemplari, quelli sopravvissuti sono oggi pezzi da collezione molto ricercati e quotati, custoditi perlopiù in collezioni private o museali.


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